INAUGURAZIONE GIOVEDI 17 SETTEMBRE 2009 dalle ore 18:30

1968 - I MANIFESTI DEL MAGGIO FRANCESE

 
 
 

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Dal 17 settembre al 6 ottobre 2009

 Spazio Tadini via Jommelli 24, Milano


 
 
 

I manifesti in mostra, circa una quarantina, parlano della rivolta degli studenti contro la gestione politica, economica e culturale di quegli anni, parlano delle contestazioni degli operai della Renault. Usano l’ironia e la satira e con straordinaria abilità grafica e artistica giungono a straordinarie sintesi concettuali. Sono una carrellata di trovate stilistiche, compositive e d’effetto che rivaluta le potenzialità dell’informazione e del coinvolgimento popolare attraverso questo strumento di comunicazione che oggi è diventato un puro mezzo di divulgazione pubblicitaria.

Questa mostra non si propone di fare dietrologia, ma vuole essere un’occasione di analisi e riflessione storica sugli strumenti di partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del Paese della gente.

Il catalogo della mostra si avvale del contributo dell’antropologo francese Dan Sperber, che scrive un lucido e dettagliato racconto della sua partecipazione al primo corteo del ’68 a Parigi e del sociologo Guido Martinotti che vede nel sessantotto: “..il prodotto dell’impetuoso sviluppo che si era manifestato con il più grande ciclo di espansione capitalista del secolo”.

Nella stessa portata del fenomeno ’68 troviamo segni di estrema attualità, come la “globalizzazione”, che sono il frutto di una società che si è sviluppata su principi capitalistici.

“Il ‘68 è stato il primo movimento su scala globale divulgato in tempo reale. Abbiamo vissuto al ritmo di Berkeley, di Berlino, di Parigi, di Roma, di Budapest e infine di Praga. Era un mondo di rivoluzioni, differenti e ciò nondimeno collegate tra loro.” – dice Daniel Cohn-Bendit  a  Stéphane  Paolijean Viard nel volume “Il Sessantotto da dimenticare. Un libro-intervista di Daniel Cohn-Bendit” Editions de l´Aube.  

Nello stesso libro sempre Cohn-Bendit racconta:“Nel 1990-1991 ero vicesindaco multiculturale della città di Francoforte, mi occupavo di immigrazione e nel corso di un dibattito sull´integrazione …un consigliere municipale di destra - cattolico, praticante, molto simpatico - si alza in piedi e mi dice: "Dany sei straordinario, ma non capisci una cosa: il problema non è l´immigrazione. Il problema è l´Islam, perché non riconosce l´uguaglianza tra gli uomini e le donne, il pilastro stesso della democrazia". Un uomo profondamente cattolico, praticante, che a più di 20 anni dal 1968 mi dice che la base della libertà e della democrazia è l´eguaglianza tra uomini e donne. Fantastico!”.

Quella del ’68 fu una rivoluzione sociale e culturale. Fu la prima contestazione generazionale di massa della storia dove si mettevano in discussione i valori dei padri. Musica, arte, moda si trasformarono in quegli anni in strumenti di comunicazione e le strade, dove si svolgevano i cortei e i raduni e si affiggevano manifesti e giornali murali, erano diventati i luoghi della comunicazione, dove la gente agiva e urlava la sua nuova visione del mondo.

Fu un fenomeno di partecipazione sociale e attiva alle scelte delle classi dirigenti dell’epoca che oggi rappresenta una rarità. I giovani oggi manifestano occasionalmente contro il G8, ma le piazze hanno perso il loro ruolo di aggregazione e dialogo politico, internet ha aperto nuove possibilità, ma complessivamente l’individualismo diffuso ha fatto perdere alla popolazione la forza dell’agire in massa e di usare strumenti diretti senza l’uso dei mass media.

Jean Viard pone una riflessione interessante nel libro intervista con Cohn-Bendit: “La domanda da porsi è la seguente: in un mondo simile, come associarci e diventare coesi pur mantenendo ciascuno le proprie caratteristiche? La grande angoscia della destra - che cresce ovunque, con Bush, con Sarkozy - è la paura che questo mondo iper-individualista non sia governato, non sia governabile.

La destra sostiene che per riuscire a governarlo occorre far ritorno a strutture forti, e così questa grande onda conservatrice cerca di rinnovare la politica a partire dagli organici di ieri”.

 

In uno dei manifesti in mostra si legge: “Mag ’68- debut d’une lut prolungée”, qualunque cosa morì in quegli anni portò alla nascita di quest’oggi che merita un nuovo debutto che forse tutti stiamo ancora aspettando.