
SPAZIO TADINI
Milano, Via Jommelli 24 – tel. 02.26.19.684
(Tram 33, Bus 62, MM Loreto/Piola)

Martedì 19 maggio 2009 – ore 18.30
Epifanie di una vita
Lalla Romano si racconta
Nei mari estremi
Introduce Antonio Ria
Presentazione di Albarosa Camaldo
con Clara Monesi e Silvia Stopelli
In collaborazione con
Associazione Amici di Lalla Romano
Per l’occasione verranno esposti alcuni dipinti e disegni di Lalla Romano
che hanno per soggetto il marito Innocenzo Monti, protagonista di Nei mari estremi
Segue aperitivo
Ingresso libero
Per informazioni
Associazione Amici di Lalla Romano
Via Brera, 17 – 20121 Milano
Tel. e fax 02.86463326; cell. 348.5601217
e-mail: antonioria@libero.it
Spazio Tadini
Via Jommelli, 24 – 20131 Milano
Tel. 02.2619684 – cell. 347.9632515
e-mail: ms@spaziotadini.it – www.spaziotadini.it
Nei mari estremi fu pubblicato nel 1987 da Mondadori. Il romanzo ottenne subito uno straordinario successo. Nel 1996 l’autrice pubblicò con Einaudi una nuova e definitiva edizione, ripresa nei Tascabili Einaudi.
Ha scritto Cesare Segre che Lalla Romano «ci mette sotto gli occhi immagini trascorrenti e istantanee, ma indelebili, di tutti gli aspetti della vita. Nei mari estremi è il punto più avanzato a cui il lettore, o il critico, sia stato trascinato dai suoi libri».
L’argomento
Lalla Romano ripercorre nella prima parte del romanzo i momenti salienti della vita in comune con Innocenzo Monti, suo fidanzato e poi marito, fino – seconda parte – alla drammatica scoperta della malattia che lo porterà alla morte, descritta – a tratti – con toni aspri e realistici.
Lalla Romano così motiva la decisione di comporre il romanzo, in un’intervista a Nico Orengo su “La Stampa” del 6 giugno 1987:
Non avevo mai pensato di scrivere della vita o della morte di mio marito. Ero tornata, per sfida, in uno dei posti dove andavamo insieme. Era in montagna, c’era un prato. Me ne stavo lì, leggevo, scrivevo brevi aforismi. Ciò che scrivevo su questi foglietti erano pensieri, frammenti di episodi; ma diversamente da altri miei libri non c’era continuità, non avevo bisogno di numerare le pagine. C’era, a tenerli insieme, una struttura musicale, una variazione continua su due temi, l’amore e la morte, che sembrano improponibili, troppo decadenti letterariamente. Ma era la nostra vita, la sua morte. E quei foglietti che senza ordine si affastellavano ripercorrevano, in variazioni continue, quei temi.
Incipit
Era stata Silvia – l’aveva scoperto prima di me – a dirmi: – Guarda le sue mani mentre parla.
Lui era in piedi, le gambe un po’ divaricate (con gli scarponi, eravamo in montagna); raccontava, tenendo una mano sul petto, l’altra levata. Le sue mani erano grandi e lunghe, le dita unite, distese; e il gesto quasi ieratico. Magari il racconto era per ridere, una dichiarazione del tipo: – Le mie sorelle sono due rape.
Per i nostri gusti di allora – miei e di Silvia – quella stilizzazione del gesto e delle mani, chiaramente spontanea, era attraente, emozionante. E lui subito molto diverso dai soliti compagni di gita, così poco interessanti.
Nota bio-bibliografica
Scrittrice fra le più interessanti del Novecento italiano, Graziella Romano, detta Lalla, nasce l’11 novembre 1906 a Demonte, un paesino della provincia di Cuneo.
Conseguita la maturità classica e intrapresi gli studi letterari all’Università di Torino, Lalla Romano preferisce dedicarsi in un primo momento al suo amore per la pittura, frequentando – su consiglio del suo maestro Lionello Venturi – la scuola di Felice Casorati. Esercita per vent’anni l’attività pittorica, accanto a quella della scrittura, mentre lavora come insegnante.
Incoraggiata da Eugenio Montale, nel 1941 esordisce come poetessa con la raccolta di versi Fiore. Successivamente, dopo il suo trasferimento a Milano, scrive libri di narrativa, fra cui Le metamorfosi e Maria; ma è il romanzo Le parole tra noi leggere a renderla nota al grande pubblico nel 1969 e a farle meritare il Premio Strega.
La sua scrittura indaga con limpidezza e concentrazione di stile l’esistenza quotidiana, spesso a partire dalla propria, alla ricerca di uno squarcio di verità. I rapporti interpersonali nelle varie stagioni della sua vita, soprattutto quelli col figlio, la riflessione sul senso della memoria e sul legame fra vita e letteratura sono fra i temi ricorrenti nelle sue opere: ne sono esempio La penombra che abbiamo attraversato, Una giovinezza inventata e Nei mari estremi.
Fervida romanziera, ha continuato a scrivere fino agli ultimi anni nonostante la cecità progressiva. Si è spenta a Milano il 26 giugno 2001. Il Diario ultimo, pubblicato postumo nel 2006, costituisce la sua estrema testimonianza narrativa. |