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LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Antonio Pizzolante

di Claudio Rizzi

Quando è sbarcato dal Salento giungendo a Laveno ha scoperto gli alberi, il verde boschivo e la montagna. Fu innamoramento e ha solidificato le radici. La traccia d'origine è rimasta nell'inflessione e nella genetica. Il legno, l'arsura, l'argilla. E il senso del lavoro quotidiano, intenso di manualità e fatica. Il sorriso è accoglienza, si percepisce nella voce al telefono e si riconosce immediato nell'incontro. Predisposizione dell'indole e stato d'animo, propenso sempre a leggere le note in positivo anziché sottolineare l'emisfero in ombra. La serenità e la soddisfazione collimano in reciprocità determinando un equilibrio bello e raro. Quando gli si chiede perché non abbia cercato un ruolo di docenza in Accademia, dichiara nello sguardo limpido la contentezza d'essere al suo Liceo e la vicinanza ai suoi ragazzi. E dopo la campanella, con l'arrivederci a domani per proseguire il dialogo intenso, le porte dello studio, il silenzio nel verde e la musicalità del lavoro. In un angolo ancora dimenticato, mentre la città si rinnova e le fabbriche storiche si tramutano in palazzoni residenziali, il laboratorio di Antonio Pizzolante appare come eremo riservato, nel cortile custodito da alberi secolari e case sobrie di antica dignità. Una stufa d'altri tempi campeggia al centro e promette tepore a tutto l'ambiente che nelle giornate di sole, dalle grandi vetrate, si accende di luce. Tavoli e sedie inducono l'equivoco: lui appoggia, deposita, li usa normalmente ma in realtà sono suoi lavori, non semplici suppellettili e si riconoscono bene, dopo il primo impatto, nell'equilibrio dei rapporti e nella raffinatezza dell'oggetto. Il tavolo vero è là in fondo, da fabbro, da falegname, invaso da cose e strumenti, cere, utensili e colori, ferri e pennelli e carte che, in alchimia di segreto, tornano fibra e divengono legno. Pizzolante ama la manualità come colloquio tattile e nel contatto diretto tramuta i volumi in leggerezza e l'impalpabile in solidità. Nascono così recenti terrecotte dal manto di velluto e appaiono bronzi o idoli 82 antichi. Nascondono la semplicità della materia e mostrano turgore di ricchezza. È una costante nel lavoro di Pizzolante, che appare morbido ma è robusto come sequoia. Il metallo povero si nobilita, il vecchio legno diviene pergamena, i segni si traducono in simboli. Frutto di grande sensibilità, di esigenza interiore che affiora nell'intransigenza della tecnica e della precisione. Nell'apparente disordine dello studio, regna un ordine mentale di grande rigore, la gestualità è frutto di esperienza e di dominio, l'occasionalità è negata. Anche la cosa trovata, il pezzo di ferro, il sasso, il ramo d'albero, sono immagini già percepite prima di essere reperti trasferiti nella dispensa del laboratorio. Cordiale, radicato nei vincoli d'amicizia e aperto al dialogo, non disdegna la solitudine, il silenzio delle fronde e gli aromi dello studio. Sono capitoli della giornata ma anche motivi della vita, pagine di lettura e di focalizzazione. Luoghi di riflessione per non smarrire la dimensione autocritica e alimentare sempre equilibrio e tensione nelle opere. Il rigore morale lo accompagna a casa ogni sera, quando chiude il cancello e si incammina verso le pendici del monte. Apre la porta e ritrova in famiglia il sorriso che ha seminato.