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LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Claudio Borghi

di Claudio Rizzi

L'espressione Ŕ molto seria. Se non lo si conosce, cala un velo d'ansia, oppure un senso di colpa. Ma, se questa Ŕ l'apparenza, diversa Ŕ la realtÓ. Balena anche un senso di ottimismo, il lato positivo delle cose, la consapevolezza di una dimensione faticosa ma serena. Claudio Borghi appartiene alla generazione che ancora si Ŕ abbeverata ai valori storici e si Ŕ nutrita di ideali sociali, culturali e democratici. Non solo per scelta ma per influenza di un'epoca, forse ultima, evoluta poi e male nell'equivoco di pensiero. Ha creduto, si Ŕ impegnato tanto da non cessare neppure oggi il dispendio di energie, ha promesso e mantenuto ma quando si guarda intorno, come succede a molti altri superstiti di indomabile fede, non riscontra molto per rallegrarsi. Vive dove Ŕ nato, a Barlassina ma la concezione del mondo Ŕ aperta. Ha le radici nel luogo, nel suo paese e non le sradicherebbe mai, per genetica e per passione ma l'ottica Ŕ acuta e la proiezione all'orizzonte spazia ben oltre. All'attenzione in profondo, nella lettura, nella musica, nella storia dell'arte, corri-sponde lo sguardo in orizzontale, spazio, geografia e condizione universale. L'angolo della visuale non preclude la prospettiva. Forse Ŕ questo uno dei motivi che animano il suo lavoro nella profonditÓ del vuoto e nell'esilitÓ solida delle strutture. Nella costante precarietÓ, simbolo e ricerca al contempo, di un equilibrio difficile eppure possibile, di un imperativo d'approdo o dimensione ideale. Spazio e volume danzano nella scultura e non eleggono mai un vincitore, preferiscono connubio e simbiosi, come dire che convivere, oltre che possibile, Ŕ anche bello. Un tempo campeggiava il paesaggio. Visione dall'alto o verticale, inconsueta nell'emozione, immediatezza incombente come se la natura improvvisamente si ribaltasse e franasse contro. Alla fase di percezione naturalistica ha fatto seguito una ricognizione esistenziale e il meditativo Claudio Borghi, nella sua espressione corrucciata, ha interpretato pi¨ 28 da vicino il proprio ritratto. Lo studio Ŕ un'officina. Il freddo invernale Ŕ classico delle fucine di quel territorio nel tempo. Non ha mutato il senso del lavoro, ne ha solo aperto gli orizzonti. Ferro, acciaio oppure metalli duttili. Li piega, li ammansisce in forma d'anima, li nobilita nell'indole e nella forma. Materiali intonsi o reperti di recupero da tradurre in visionarie vicende. Grigio ruggine alle pareti, grigio negli strumenti ma colori del fuoco e dell'animo nell'energia della scultura. La giornata si svolge tra la scuola e le ore trascorse nello studio ma non lesina disponibilitÓ per un impegno pubblico che ancora appassiona e appartiene agli ideali pi¨ forti e pi¨ intimi. A Barlassina esiste una tradizione che parte da Longoni, e, transitando da Asnago, giunge a Vago e approda a Borghi. Una linea logica di artisti che oltre alla propria personalitÓ, hanno illustrato la bandiera della propria terra. Lui interpreta il ruolo e prova gratitudine, corrisponde con intensitÓ, anima un volano culturale di iniziativa e di riscontro che distingue il paese come rara eccezione nel circondario. Per alimentare le radici e non esaltare solo il verde delle foglie ma il vigore della linfa.