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LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Dolores Previtali

di Claudio Rizzi

Il fiume scorre oltre la collina e i boschi toccano il cielo. Sembra che la natura voglia abbracciare il paese come lo sguardo di Dolores inquadra l'animo. Chiaro, limpido, di grande serenità, dimostra che il mondo interiore può essere grande persino più del mondo reale. Colori di luce, negli occhi e nella persona, quasi iconografia d'arte sacra. Dolores Previtali è l'elogio della verità. Nella consistenza della semplicità, autentica, immediata, incapace di ogni estranea parvenza. Le sue figure in cammino, anime o brani di umanità, vanno cercando l'equilibrio interiore che lei ha trovato nella dimensione della contentezza. E torna in mente quell'antica ninnananna che dice ti auguro di avere quanto, di buono e giusto, tu possa desiderare. Buono e giusto, il perimetro etico di Dolores. La consapevolezza della precarietà della vita e la concezione trascendente dell'universo. Il rispetto per l'uomo e la meraviglia per la natura aprono la scala dei valori. Una piccola statua della Madonna, in bianco e azzurro, domina una porzione dello studio affacciandosi da una nicchia. In proposito, ogni domanda è superflua: il viso, l'espressione di Dolores Previtali, più che risposta, offrono l'immagine. Affiora il sentimento, la convinzione detta la luce. Ma l'animo parla la lingua di tutti, senza pregiudizio di sorta. Lei dialoga intensa con il grande teologo ma comunica serenamente anche con la poetessa di anarchia intellettuale. È una di quelle figure che rinnovano il dubbio nell'agnostico e lo insinuano nell'ateo. I silenzi dello studio corrispondono alle riflessioni durante lunghe passeggiate solitarie. Poi irrompe il suo angelo custode e si infrange la condizione solitaria. Si chiama Antonio, ottima persona, grande lavoratore e si merita tutte le fortune: la prima consiste nell'aver incontrato lei. Sembra un marito geloso perché non l'abbandona nemmeno un istante ma si tratta d'ansia protettiva, di dedizione continua, di apporto risolutivo e garantito anche prima della necessità. Nel programma di lavoro, calendario e partecipazioni pubbliche, è il suo alter ego, parte fondamentale e irrinunciabile, tanto che nella stesura di un profilo di Dolores non ci si può esimere dal tratteggiare anche Antonio. 40 Oggi i nipotini sono cinque, la famiglia aumenta e lei ha un gesto per tutti. I tempi di lavoro spesso coincidono con le ore notturne, lo studio si illumina di luce calda e lei lavora con impeto forte la terra che diverrà terracotta e bronzo. Torsi di voce umana, di dignità o sofferenza. Figure silenti, un grido rotto o una preghiera interiore. Sono simboli isolati o coralità di gruppo, folle di anime immerse nella vicinanza, strette nella condivisione del destino e dell'attesa, moltitudini verosimili alla ricerca di una cometa. Nelle notti di luna, dalla finestra dello studio o dai boschi di casa, Dolores guarda le stelle e conosce lo spazio del cielo, lo percorre come territorio dell'anima e dialoga sicura d'ascolto. Il lavoro diviene strumento di colloquio, intimo innanzitutto, poi esterno, rivolto al prossimo, nell'assenza di contatto diretto ma nell'ideale di comprensione. Dallo studio sono partite sculture per destinazioni lontane. Un cammino figurato e un percorso reale. Ma lei preferisce il significato metaforico e attende notizie di approdo felice. Se le figure erranti, dopo lungo cammino, non trovassero la cometa, lei indicherà la direzione della luce.