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ÉIDOLON – Il progetto
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“Il quadro, certo, è nel mio occhio.
Ma io sono nel quadro.
(JACQUES LACAN )
Il nome non è altro che il termine greco impiegato da Platone per designare l'immagine.
Qual è la logica della finzione? Jacques Lacan recupera dall’empirista Bentham l’idea di una logica della fictitiousness e la rovescia come logica della verità. Dietro l’immagine si svela la verità delle cose, dettagli o aspetti della loro bellezza. L’arte ci fa esperire ciò che altrimenti appare insondabile.
Forum Lou Salomé propone ÉIDOLON come un progetto di apertura teorica e fattuale dal campo della psicanalisi verso il campo dell’arte e dell’estetica. E’ un’intersezione che in qualche modo ci sembra necessaria.
ÉIDOLON è un ciclo d’incontri tra psicanalisti, artisti, filosofi e critici d’arte che si interrogheranno sulla questione dell’immagine nella nostra epoca.
Saranno presentati documentari, installazioni, proiezioni, eventi, commentati o affiancati da dibattiti teorici. L’eterogeneità delle proposte intende costituire un carattere distintivo del progetto che vuole essere plurale e polifonico. Ci preme soprattutto il dibattito e lo scambio di idee. Senza accademismi, con simpatia, con integrità, le idee critiche e discorsive interrogheranno la contemporaneità attraverso il filtro della questione estetica. Filtro che, come sappiamo dopo Wittgenstein, costituisce la forma contemporanea dell’etica, etica della nuova utopia. Non ci esimeremo da un riferimento alla funzione dello sguardo, campo freudo-lacaniano tutt’altro che obsoleto, tanto che una teorica dell’arte contemporanea del calibro di Rosalind Krauss ha potuto coniare il concetto di “Inconscio ottico”. La psicanalisi, che si è sempre interrogata sulla pulsione scopica, interpella oggi l’estetica. L’arte che è “cosa mentale”, come disse Leonardo, è da noi intesa come cosa attraversata dal linguaggio: la sua “cosità”, la sua adesione al reale, è l’elemento che resiste alla deriva immaginaria. Rispetto alla costituzione inconscia del soggetto e al suo statuto etico la questione della produzione e della fruizione dell'opera non può lasciarci indifferenti. Un’opera implica strutturalmente un particolare nodo tra reale, immaginario e simbolico, soprattutto un'opera trattiene comunque una quota di reale, il concreto materiale di cui è fatta, che sfugge alla frantumazione immaginaria prodotta dalla cultura dominante. Di questo “Reale” viene offerta – nel confronto pluridisciplinare - una pensabilità.
Per il Forum Lou Salomé Valeria Medda
ÉIDOLON 1
Il primo incontro di ÉIDOLON accoglie una complessa installazione e performance artistico-poetico-musicale, ideata e coordinata da Tamara e Jean-Pierre Landau, psicanalisti e artisti a Parigi.
Impegnati da anni in una ricerca originale sul tempo e la figurazione plastica di concetti psicanalitici, nel 2008 fondano MNEMOART, un gruppo di ricerca sperimentale che propone di pensare l'arte, unitamente alla psicanalisi e alla scienza, come scrittura poetica contro l'oblio.
“L’e-letto, lo scritto-grido,
le tele e il tempo”
costituisce una “mostra effimera” di dipinti e di installazioni che mette in scena, con testi poetici di Jean-Pierre Landau, la posizione soggettiva e la memoria dell'artista durante l'atto creativo. Uno sguardo particolare é posto sulla questione della traccia e del tempo nell'inconscio.
Un gruppo di artisti di MnemoArt dà un'impronta multimediale all'atto poetico.
Catherine Fava-Dauvergne, cantante e psicanalista
Alain Lazare, sassofonista e psicanalista
Marc Bonnet, pittore
Harold Rive-Decaillot, videasta
Tamara Landau, psicanalista, é diventata scultrice meditando sulla sofferenza indicibile dei suoi pazienti.Nel ‘94 è co-fondatrice della Società di Psicanalisi Freudiana a Parigi. Frequenta l'atelier di scultura di A.Carlinsky, allievo di O.Zadkine e numerosi altri ateliers delle Belle Arti. Il taglio della pietra le si é imposto come prima scrittura poetica di zone insondabili dell'inconscio. Le sue opere in alabastro esprimono con forza l'ambivalenza originaria essendo questa una pietra femminile, detta a Volterra agata a puppi, molto erotica e sinuosa, dura e tenera, opaca e trasparente.
Partecipa a mostre collettive dal 2001: Art in progress -Artship, Paris, St. Francisco e alle Belle Arti.In seguito, il dialogo con Jean-Pierre Landau, pittore e psicoanalista, arricchirà con le sue «parole-colore» la sua scrittura e la ricerca teorica.Nel 2004 scrive un libro « L'impossibile nascita o il bambino rinchiuso», ed. Imago, ed espone le sculture sul tema del bambino «enclavé» (rinchiuso) al Museo Montparnasse a Parigi, al Palazzo dei congressi a Marsiglia e al Vinatier a Lione. Nel 2005 la mostra allo Spazio Beaurepaire a Parigi chiuderà questa fase legata al tormento e alla divisione soggettiva originaria.Un'altra dinamica s'annuncia, più gioiosa, volta verso il godimento, il tempo, l'inconscio e la capacità di trasformazione. La creazione diventa lo strumento fondamentale di concettualizzazione, di ascolto e di cambiamento. Il rapporto tra l'essere, il tempo e il desiderio é ormai figurato in modo ludico mediante installazioni che legano il sogno e i ricordi al reale in un atto poetico. Nella mostra « L'eletto, lo scritto, le tele e il tempo » , nel 2008, alla Galleria parigina “La blanchisserie”, con l'istallazione « Bloc-notes magico 1 » Tamara Landau esprime questa svolta radicale, immergendoci, allo stesso tempo, nelle profondità dell'inconscio. La sua installazione « Space and dream 1 » é stata selezionata ed esposta a Venezia a OPEN XI e a Chiavenna.
Jean-Pierre Landau è nato a Lachau, nel 1944, durante l’occupazione tedesca. Dopo la guerra, con la sua famiglia si trasferisce a Saint-Tropez e quindi a Nizza. Figlio del pittore Zygmunt Landau dell’École de Paris, si accosta prestissimo al lavoro del padre, immerso da sempre nell’odore dell’olio di lino e dell’acquaragia. Conosce fin dalla giovinezza amici del padre, artisti ( Kisling, Barta, Zgoba, Menjinski, Allix, Kremegne, Vachon, Achiam…), ascoltando e assorbendo le loro esperienze, i loro interrogativi, i dubbi. Inizia a dipingere bambino iniziato da suo padre, che lo affida poi adolescente all’amica pittrice Josette Leca Bournet, che gli insegna il disegno. Dopo studi in medicina e in psichiatria, divenuto psicanalista, Landau si riavvicina all’arte attraverso la scultura. Nella sua pittura, echeggia l’esperienza di psicanalista, con la violenza di parole-colore, il silenzio delle macchie, la ricchezza dei pigmenti. Dopo un percorso nell’atelier di scultura di Karlinski, allievo di Zadkine, frequenta l’ateliere di scultura in pietra di Mahu e torna nel ’90 alla sua passione, il linguaggio pittorico, seguendo i corsi degli ateliers delle Belle-Arti a Parigi, dove espone ogni anno.
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