Orari di apertura delle tre mostre in galleria: martedi-sabato ore 15:30-19:00. Apertura fino alle 23:30 in coincidenza con inaugurazioni e eventi serali (vedi calendario eventi).  Per iscriversi alla mailing list e ricevere settimanalmente la Email del calendario manifestazioni di Spazio Tadini: ms@spaziotadini.it.

 
 
LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Giorgio Vicentini

di Claudio Rizzi

Sguardo acuto e un po' aquilino, movenze rapide e capelli scomposti. L'aspetto è da scienziato elettrizzato. Ma la cordialità è immediata e il dialogo torrenziale. Sempre propositivo, denso di immagini, veloce e dinamico come un gioco a tutto campo. Giovane nell'animo e nelle energie più che nell'anagrafe, Giorgio Vicentini coniuga i linguaggi dell'esperienza e del fantastico. Anche il suo mondo poggia su questi pilastri. Casa e studio uniti, tutto a portata di mano, tutto sotto controllo, funzionalità e rigore ma nel piacere della libertà. Sembra il posto delle bambole, nei colori, nell'allegria della disposizione delle cose, nell'anarchia fanciullesca. Una continua traccia di giocosità che si manifesta subito nel carattere di Vicentini, nella battuta d'ironia e paradosso. Ora tiene un corso per bambini e lui si diverte come loro, forse anche di più. I suoi colori, da anni ormai, cantano l'intensità delle favole, il simbolo della vita: hanno soppiantato i toni esistenziali che avevano caratterizzato il primo lungo tratto di percorso. Alla boa dei cinquanta, Vicentini ha lasciato la lucentezza della materia e ha estratto lo spazio della luce. Una rinuncia impegnativa, proprio quando il mercato, dopo la critica, si era convinto dei valori. Un atto di coraggio, punto e a capo, nuova partenza e nuovi orizzonti. Sorriso di spensieratezza e convinzione di necessità. Quel sentimento intimo e profondo che impone la proiezione dell'anima: dunque la dimensione della vita. La prospettiva intellettuale è rimasta immutata, rigore di raffinatezza estremo, vocazione tattile, quasi sensualità della materia, carta, colore o supporto, a elogio della pittura nella tensione evocativa. Il lavoro, apparentemente immediato nel gesto perentorio, patisce forte censura nell'autocritica di intransigenza. Baluardo costante e motivo ricorrente che taglia 130 dipinti e restituisce brani o capitoli talvolta raccolti in forma di mosaico o libro da sfogliare come caleidoscopio di pagine suggestive. Lavora nello studio di pietra e di vetro che un tempo era una serra. Lo spazio è ottimizzato ma risulta zeppo di cose, d'ogni genere e più ancora. All'ingresso vola una colomba della pace vibrante nel bianco di un foglio di acetato, le tele sono allineate accuratamente, isolate dal pavimento, tutto è in ordine nel caos totale e, in fondo, sfodera la propria dignità una bicicletta da corsa. La scena si svolge nel breve spazio di un locale, la roccia alle spalle, il bosco sopra e davanti vetrate di sole, di luce, d'inverno di sfida. Ma in quel mondo di pareti brevi pulsa l'universo di Vicentini, grandi dimensioni dei quadri e della campitura di pensiero. Un tempo, quando già il suo curriculum espositivo era ricco e abbondante, segnalava che, nell'anno tale, nasce il figlio Luca. Un modo inusuale, e non vezzo, per evidenziare i giorni salienti. Poi è nata Viola e poi Pietro. Abbondano gli applausi in carriera ma tra i successi e i figli, lo sguardo si illumina per loro. Entrano ed escono dalla casa di fiaba, lui non guarda ma vede dalle vetrate dello studio, saluta distratto e dipinge colori d'ebbrezza.