Orari di apertura delle tre mostre in galleria: martedi-sabato ore 15:30-19:00. Apertura fino alle 23:30 in coincidenza con inaugurazioni e eventi serali (vedi calendario eventi).  Per iscriversi alla mailing list e ricevere settimanalmente la Email del calendario manifestazioni di Spazio Tadini: ms@spaziotadini.it.

 
 
LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Max Marra

di Claudio Rizzi

Osservava affascinato i depositi ferroviari, binari, vagoni, cataste di legno e di carbone, colline di nero, montagne di riflessi. La stazione era l'inizio del mondo. Sulla riva del mare ascoltava i pescatori, il vento, l'orizzonte. Ai piedi del santuario dedicato al Santo Francesco, influenza del culto materno e genetica di chi nasce a Paola, disegnava ulivi e pellegrini di pace. Il treno lo condusse al nord per il servizio di leva e alla conclusione suo padre lo incoraggiò a rimanere là, nelle nebbie di Lombardia, dove spazio e luce potevano risplendere più che nel sole di casa, dove la terra risuonava più fertile per accogliere attese e ambizioni. Inizia così la storia di Massimiliano Marra, che a Monza diventa Max e avvia un lungo cammino. La figura imponente, il volto ascetico, barba da monaco oppure apostolo, ricorda l'iconografia carismatica dell'Est o le reminescenze epiche delle Crociate. Dal meridione porta con sé il senso del rispetto, dell'amicizia, della solidarietà. Concetti che travalicano la misura dei sentimenti e definiscono un'etica tanto radicata da divenire prospettiva esistenziale. Ha metabolizzato il viaggio dell'umanità, esodo, sofferenza e fuga. Ne ha fatto motivo attento di cicli di lavoro, di titoli di opere e di mostre. Interpreta la migrazione in lettura storica, oltre l'aspetto di contingenza, nel concetto di nazione infranta più che nella soggettività di vicenda. Le vele, le corde, i tiranti presenti nei dipinti e nelle sculture sono barche della speranza, testimoni austeri di epoche senza fine. Risuona eco di fenici e di vichinghi, di luoghi dispersi e ritrovati, di naufragio e di salvezza. I suoi totem sono idoli e miraggi, mete e chimere. Il peregrinare umano è metafora dell'animo, ansia, ricerca dell'assoluto. Nella mole forte si direbbe una calma imperturbabile come atarassia ma nell'indole non esiste sosta e la spinta verso un altrove, il richiamo continuo, urgono come canto di sirene. Ulisse di tempi moderni, Max Marra salpa e approda anche tra le pareti dello studio. Ripercorre giorni e sensazioni tra le opere che segnano traccia, rilegge emozioni, si rituffa nel futuro per varcare la soglia del tempo. 70 Eppure si mostra pacato e sereno, l'aspetto spirituale come guida di esperienza, il sorriso rassicurante come stretta di mano. La navigazione di lungo corso non ha indebolito le energie e la progettualità è vulcanica, indomita, coinvolge amici e colleghi, appassiona sino a condividere la rotta. Conserva intatto l'ideale di gruppo, di cenacolo, di nuovo umanesimo nonostante ferite alla fiducia e pagine rotte nel libro dei sogni. Riversa nell'insegnamento un impeto grande e un credo sicuro: per calibrare gli strumenti di orientamento e consentire l'autonomia del viaggio. Per dotare gli studenti del mestiere della vita e riceverne colloquio. Gli spazi totali veleggiano nelle superfici tese e tonde dei lavori che simulano onde e deserti, solitudini e infinito, cadute e trionfi dell'animo. Il colore talvolta si esalta e talora si attenua, come la voce dopo il canto intona il silenzio. Per tornare nello sguardo profondo a ripercorrere il cammino del Santo, ricerca mistica del mondo intorno all'uomo.