Orari di apertura delle tre mostre in galleria: martedi-sabato ore 15:30-19:00. Apertura fino alle 23:30 in coincidenza con inaugurazioni e eventi serali (vedi calendario eventi).  Per iscriversi alla mailing list e ricevere settimanalmente la Email del calendario manifestazioni di Spazio Tadini: ms@spaziotadini.it.

 
 
LUCI DELLA RIBALTA - DAL 2 APRILE AL 3 MAGGIO A SPAZIO TADINI
 
   

Raffaele Penna

di Claudio Rizzi

Lo sguardo acuto, proteso lontano, al ricordo oppure al futuro. Lineare e fendente, la sua figura si muove rapida nell'ammasso di strumenti e materiali di lavoro. Taglia, cuce, innesta e assembla, incolla, scolorisce e dipinge. È cultore della manualità, del fare davvero, nell'ammansire una cosa e tramutarla in altro. Stracci, corde, fili di ferro, testimoni di ruggine, di polvere, di fatica, tutto si intreccia e rivive in una dimensione di freschezza. Come i suoi racconti. La scoperta del Nord, la passione per i boschi e il verde a Varese e dintorni, il rispetto per la fabbrica e la volontà dell'arte. La sua terra d'origine non incute nostalgia eppure risuona nelle vene. Non solo nella cadenza della parola ma nei toni della pittura, nella memoria di argilla arsa, di vento e di sole incombente. Lo studio è preda di luce, le grandi vetrate separano ma congiungono l'esterno, il bianco invade e sembra maturare i frutti raccolti e accatastati alle pareti. Raffaele Penna racconta a brevi linee, veloci come accenni e libere da indugio, quasi contasse poco ciò che appartiene al passato e si attendano invece gli esiti del presente. Non esiste motivo di fuga eppure la sua è propensione al domani. Fiducia incontaminata che l'ha condotto sempre nella medesima direzione, che l'ha sostenuto 106 anche nei giorni difficili, quando il senso di solitudine poteva prevalere sulla consapevolezza della scelta. Dichiara di aver sacrificato la famiglia, di non riconoscersi buon padre: oggi indirizza alla nipote una compensazione spontanea che non significa chiedere scusa ma vivere quanto è mancato perché l'urgenza era altra. Occorreva dare forma ad una verità interiore e scrivere nella concretezza delle cose la realtà intima. Ancora oggi grande parte del suo lavoro si risolve nella scrittura, dissimulata oppure ideografica, tensione autobiografica o racconto di umanità. Come tavole della legge, come pergamene di saggezza, i suoi graffiti testimoniano il corso del tempo, i segni dell'uomo e le rughe dell'anima. Ma tutto avviene nella massima semplicità, senza atteggiamento intellettuale, anzi nel recupero e nella nobilitazione del manufatto. Penna conosce il senso delle cose povere, il sapore dell'antico, il riflesso della tradizione e reinterpreta i valori nella ruggine di luce, nella consunzione di trasparenza, nella vitalità di nuove accensioni. Ma non ne crea una teoria, semmai si compiace come un demiurgo dopo la magia. Domina i materiali estraendone frutti come ha fatto su di sé, pilotando la propria vita dall'oggettività del quotidiano al rischio della soggettività. Non è stato facile ma la convinzione era incrollabile e l'orizzonte solare, come nelle giornate di vento dal promontorio di casa. Ricorda il paese, la gente, i colori della terra ma soprattutto cita Milano, la scoperta, l'Accademia e i maestri che l'hanno incoraggiato. Rievoca momenti di percorso e focalizza il proprio perimetro con pacata analisi, individua i punti cardinali e intesse altre prospettive. Un ordine morale per vivere la maturità e cogliere nuove stagioni.